domenica 30 settembre 2012

TAGLI E SPRECHI DELLA SANITA' PUBBLICA AD ANZIO


Nell'ambito degli incontri tematici che l'IDV di Anzio sta organizzando in queste settimane, vogliamo  rendicontare sul dibattito avvenuto la scorsa settimana alla presenza della Dott.ssa Emanuela Moroni, anestesista presso gli Ospedali Riuniti di Anzio-Nettuno, che, da noi invitata,  ci ha esposto l'attuale situazione riguardo allo stato della sanità e dei servizi ospedalieri presenti sul nostro territorio.

Le seguenti considerazioni sono frutto delle nostre valutazioni e di una compiuta analisi dei provvedimenti politico-legislativi degli ultimi anni.
E' d'obbligo premettere che il servizio sanitario, rientrando nelle competenze specifiche delle Regioni, eroga prestazioni e dispone di strutture che dipendono direttamente dalla disponibilità e dalle scelte politiche regionali; non crediamo di commettere blasfemia o di cadere in facile demagogia nel definire le scelte operate negli ultimi anni scellerate e fallimentari, anche perchè bilanci e deficit miliardari sono ormai noti a tutti e individuarne le cause negli immensi sprechi e nella cura di interessi particolari, soprattutto in ambito sanitario, è oramai tanto scontato quanto documentato.
Le spese che la Regione Lazio sostiene per la voce Sanità rappresentano circa l'80% dell'intero bilancio regionale e, con il Decreto 80 varato dalla Giunta Polverini in vigore dall'ottobre 2010, concernente il riordino della rete ospedaliera pubblica, quelli che erano stati proclamati come provvedimenti volti ad eliminare gli sprechi della sanità pubblica sono diventati fendenti di scure ai servizi erogati ai cittadini e alla qualità delle prestazioni mediche. Tanto per citarne alcuni, tagli e precarizzazione del personale medico ed infermieristico, tagli di posti letto, depotenziamento accorpamento e trasferimento di interi reparti ospedalieri.
Tali misure hanno investito in toto l'Ospedale di Anzio-Nettuno riducendo in maniera drastica le funzionalità dell'intera struttura che, elemento da non sottovalutare, ad oggi serve un bacino di potenziali pazienti che supera ampiamente le 100mila unità ed arriva, nei picchi estivi, a raggiungere le 140/150mila persone presenti sul territorio; funzionalità che invece dopo la trentennale sospirata attesa dell'apertura del Padiglione Faina avrebbero potuto raggiungere i livelli di adeguatezza medica necessaria ai cittadini di Anzio e Nettuno.
            Prima tra le cause di disservizio è la mancanza di personale, medico e infermieristico, che riveste i toni dell'emergenza a ridosso dell'estate, in visione delle ferie estive che, inutile ricordarlo, sono un diritto dei lavoratori.
Il reparto di Ginecologia ed Ostetricia con una media di circa 800 parti all'anno, ha solo tre ostetriche turniste, in grado cioè  di effettuare turni di notte. All'inizio dell'estate si e' sfiorata la chiusura del reparto causa ferie estive, sventata solo dall'arrivo di personale  da altri poli ospedalieri della ASL RMH. Ora che il personale e' rientrato nelle sedi di appartenenza il problema esploderà nuovamente in tutta la sua gravita'.
Stessa situazione ha riguardato il reparto di Pediatria, che addirittura è rimasto chiuso per l'intera stagione estiva ed è stato riaperto solo pochi giorni fa, causa mancanza di personale per le ferie estive.
In Cardiologia non va meglio: dopo un lungo periodo sono stati finalmente riaperti gli ambulatori cardiologici e quelli dei PMK seppur a mezzo servizio. Gli ambulatori di eco-cardio e test ergometrici restano chiusi. Inoltre, dei 9 medici in servizio tre sono precari a tempo determinato da 7, 5 e 3 anni con l'incognita del rinnovo del contratto ogni 31 di dicembre!
Il reparto di Otorino-Laringoiatria è stato accorpato con quello di Chirurgia per mancanza di infermieri, con una perdita di produttività notevole, soprattutto per l'otorino che da 8 posti letto scende a 6.
Il reparto di Ortopedia e Traumatologia non ha un numero sufficiente di ortopedici per comporre una guardia attiva notturna, per cui gli ortopedici di notte diventano reperibili, situazione questa che soprattutto in estate con l'aumento delle patologie traumatiche, si traduce in un importante sovraccarico per il Pronto Soccorso. E appunto tra le criticità più pressanti annoveriamo il Pronto Soccorso dove, da una media di 80-100 accessi del periodo invernale, passiamo a quasi 200 nel periodo estivo. Comprensibile come, senza un potenziamento del personale proprio nel periodo di maggior sovraccarico lavorativo anche causa ferie estive, si raggiungano livelli di criticità notevoli, che spesso sfociano in un malessere generalizzato sia da parte dell'utenza (costretta alle lunghe attese) che del personale medico e paramedico.
Abbiamo detto della mancanza di personale, ma non dobbiamo anche dimenticare che molto di questo personale, sia medico che infermieristico, e' precario e lavora con contratti a scadenza di 6 mesi. Gli infermieri spesso operano come tappabuchi con trasferimenti di reparto in reparto e considerando quanto in medicina la specializzazione e l'esperienza in determinati campi sia salvifica e garantisca l'accortezza delle cure necessarie, questo vagare provoca un impoverimento professionale di cui a farne le spese, in termini di qualità e prontezza dell'assistenza, non può che esserne il paziente.
            Secondo, i tagli dei posti letto. In Pediatria all'inizio del 2011 vennero tagliati sette posti letto: 5 posti di rianimazione neonatale che vennero riassegnati a Genzano e due posti letto di pediatria che "teoricamente" divennero OBI ossia posti di osservazione breve in PS. Peccato che l'OBI pediatrico non venne mai attivato se non sulla carta, per mancanza di personale pediatrico sia medico che infermieristico da dislocare in PS. Pertanto ad oggi, quando e' aperta, la pediatria si trova con sette unità in meno. Con l'accorpamento di Chirurgia ed Otorino causa carenza personale, si e' ottenuta una diminuzione di 2 posti letto per l'otorino e 6 posti letto per la chirurgia. Il taglio dei posti letto diviene una misura indispensabile per tamponare la cronica carenza di personale infermieristico in reparti come la Medicina Generale soggetti ad un incremento esponenziale dell'attività di ricovero (oltreché ad un aumento dei tempi di degenza), dovuto ad un aumento della vita media.
            Terzo il depotenziamento, l'accorpamento e il traferimento dei reparti. Oltre all'accorpamento di Otorino e Chirurgia, le misure correzionali che hanno destato più preoccupazione e tuttora creano disagi per gestire con tempestività le situazioni d'urgenza ed emergenza che la natura specifica del loro campo d'intervento richiede, riguardano il reparto di Endoscopia, il Centro Trasfusionale e ultimo, ma non ultimo il Centralino.
L'Endoscopia ad oggi lavora dal lunedì al venerdì e dalle 8 alle 14 trattando prevalentemente pazienti programmati. Eventuali urgenze possono essere trattate presso l'ospedale di Anzio in questo intervallo di tempo o comunque entro le prime ore del pomeriggio. Le urgenze che giungono fuori da questi orari vengono ormai trattate solo ad Albano. Fino alla primavera scorsa infatti, almeno nei fine settimana era attiva una pronta reperibilità del personale dell'Endoscopia del nosocomio anziate che garantiva il trattamento immediato delle urgenze. Questo servizio e' stato ridimensionato per cui ad oggi, qualsivoglia urgenza fuori dall'orario sopra menzionato, deve essere trasportata ad Albano.   E' utile ricordare che le urgenze relative all'endoscopia possono rilevarsi spesso drammatiche rientrando quasi sempre nel quadro nosologico delle emorragie acute.  
Il Centro Trasfusionale, grazie al Decreto 80, è stato accorpato a quello di Velletri e al momento è attivo solo parzialmente essendo operativo dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14, dopo che lo scorso anno ha rischiato di venire chiuso e interamente trasferito. Qualora oggi, occorra del sangue dopo le h 14 e' il medico stesso che si preoccupa di procurarselo avendo a disposizione due possibilità: rivolgersi a Velletri oppure trasfondere il paziente con sangue cosiddetto "universale" (0 negativo) conservato in numero congruo presso una piccola emoteca nel reparto di ginecologia. La scelta della metodologia e' basata sulla maggiore o minore urgenza della trasfusione. Infatti, se il medico ritiene di avere un lasso di tempo sufficiente per rivolgersi a Velletri dovrà come prima cosa effettuare un prelievo al paziente, prelievo che dovrà essere spedito a Velletri per determinare prima il gruppo sanguigno. Sarà quindi necessario rintracciare l'autista che si occupa del trasporto, autista che potrebbe già trovarsi a Velletri per altre urgenze ematologiche, nel qual caso bisognerebbe attenderne il rientro in sede. Il prelievo viene quindi preso in custodia dall'autista, trasportato a Velletri, insieme alla richiesta di sangue e/o emoderivati compilata dal medico; a Velletri viene stabilito il gruppo sanguigno e vengono consegnate le sacche richieste all'autista che a quel punto provvederà a trasportarle nuovamente ad Anzio. E' facilmente comprensibile come questa metodica non rappresenti la "prima scelta" in una situazione di reale urgenza come un'emorragia acuta poichè i tempi sono troppo dilatati. Senza tener conto che in un percorso terapeutico così lungo l'obiettività clinica può modificarsi drasticamente rendendo necessario ripiegare su altro iter terapeutico, quale appunto quello di somministrare sangue "universale" (0 negativo), strada questa che pur se risolutiva per taluni versi, porta con se delle problematiche insidiose quali quelle della "sensibilizzazione" o del  depauperamento delle scorte di emazie 0 negativo. E pensare che poco più di un anno fa la "riorganizzazione" del Centro Trasfusionale era stata presentata ai cittadini come una sorta di rivoluzione tecnologica con l'introduzione di "un moderno sistema di telemedicina" che avrebbe garantito il collegamento telematico all'Ospedale di Velletri  provvedendo al trasporto e alla fornitura del sangue occorrente. In realta' al momento per "telemedicina" si intende solo un medico di Anzio che contatta telefonicamente prima l'autista dedicato, poi il SIMT di Velletri; esegue il prelievo e prepara la richiesta; spedisce entrambi a Velletri con l'autista, attende il ritorno delle emazie e finalmente potrà trasfondere il paziente. Insomma, allo stato attuale, con telemedicina si intende una autovettura "Fiat Fiorino" che fa la spola fra Anzio e Velletri!
Infine dobbiamo ricordare la "silenziosa smobilitazione" del Centralino di Anzio accorpato con Albano ormai più di due anni fa il cui personale è stato reimpiegato in vari modi e con notevoli difficoltà.  La mancanza del Centralino ha comportato notevoli disagi per il personale, soprattutto quando la gestione e' migrata ad Albano, causa la scarsa conoscenza dei servizi attivi sul territorio e delle figure professionali esercitanti. E' infatti indubbio che un ospedale che basa buona parte dell'attività su un servizio di pronta reperibilità notturna (otorini, ortopedici, nefrologi, chirurghi, ginecologi, cardiologi, medici di Pronto Soccorso) abbia necessità di un centralino in situ, che sia a stretto contatto con le figure professionali che di fatto gestisce, allerta e contatta.
In un quadro simile è necessario ricordare che l'Ospedale di Anzio con il suo Pronto Soccorso è accreditato come D.E.A. (Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione) di I° livello, ed in quanto tale, come cita il Ministero della Salute, deve garantire oltre alle prestazioni di Pronto Soccorso anche le funzioni di osservazione e breve degenza (OBI), di Rianimazione, e deve inoltre garantire interventi diagnostico-terapeutici di medicina generale, chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, cardiologia con UTIC (Unità di Terapia Intensiva Cardiologica); inoltre debbono essere assicurate prestazioni di laboratorio di analisi, di diagnostica per immagini e trasfusionali.
La definizione di DEA di primo livello così come fornita dal Ministero della Salute, aprirebbe, a voler meglio guardare scenari inquietanti circa il nosocomio anziate, riguardo al quale e' lecito chiedersi se i requisiti  richiesti siano effettivamente in essere. Allo stato attuale infatti manca ancora un' Osservazione Breve e tutti gli altri servizi richiesti sono concretamente a "mezzo servizio"essendo stati impoveriti, privati delle necessarie risorse umane o accorpati con altre strutture analoghe di altri nosocomi della ASL RMH.

Alcune delle considerazioni che si possono fare riguardano sicuramente l'ingente mole di sprechi che contraddistinguono il mondo della sanità pubblica ma che alla luce dei fatti si traducono in accomodanti tagli di servizi ai cittadini piuttosto che in proficui prelievi di risorse dalle zone grigie da destinare se non al rafforzamento almeno al mantenimento dei livelli prestazionali. Senza dover ragionare troppo con logiche regionali alcune delle risorse che vengono già impegnate sul territorio potrebbero essere traslate senza creare troppi disagi. Ad esempio la struttura di Villa Albani, per alcune funzioni costituisce, di fatto, un doppione dell'Ospedale di Anzio, le cui competenze potrebbero benissimo essere prese in carico dalla struttura ospedaliera che grazie all'odierna agibilità del padiglione Faina dispone dei locali e dell'adeguatezza per farsene carico. Oppure le risorse investite in un progetto chiamato Ambulatori Med, che prevede la disponibilità di medici di base, previo pagamento ticket (25euro), ad occuparsi delle visite di Pronto Soccorso con codici bianco o verde all'interno dei locali ospedalieri, senza peraltro alleggerire di lavoro il personale medico pubblico dato che il medico di base non ha le autorizzazioni ad effettuare esami diagnostici-terapeutici. Ci si chiede quindi perchè pagare un ticket per la stessa prestazione medica che si può avere gratis dal proprio medico di base e perchè si impegnino risorse pubbliche per pagare lo stesso medico per l'erogazione di quelle prestazioni in ospedale. O ancora, le convenzioni con cliniche private che nonostante siano pagate dal privato cittadino si appoggiano per alcuni tipi di intervento alla struttura ospedaliera pubblica impegnandone le risorse strutturali e il personale medico e infermieristico.

L'analisi sin qui compiuta evidenzia una mal celata regia della Regione Lazio indirizzata verso il progressivo impoverimento dei servizi sanitari di Anzio in favore delle strutture dei Castelli Romani. Un fatto quantomeno singolare e' che la disaffezione in ambito sanitario per il nostro territorio abbia coinciso, nei tempi, con il favore della Polverini verso il "nuovo" porto.
Certamente si tratta di una mera coincidenza, dal momento che, se cosi' non fosse, sarebbe lecito pensare che una certa parte istituzionale sia stata costretta a barattare per interessi di "concessione" la salute dei cittadini.

Gruppo Idv di Anzio
Valerio Pollastrini Sindaco

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