Nell'ambito degli incontri tematici che l'IDV di Anzio
sta organizzando in queste settimane, vogliamo
rendicontare sul dibattito avvenuto la scorsa settimana alla presenza
della Dott.ssa Emanuela Moroni, anestesista presso gli Ospedali Riuniti di
Anzio-Nettuno, che, da noi invitata, ci
ha esposto l'attuale situazione riguardo allo stato della sanità e dei servizi ospedalieri presenti sul nostro
territorio.
Le seguenti considerazioni sono frutto delle nostre valutazioni
e di una compiuta analisi dei provvedimenti politico-legislativi degli ultimi
anni.
E' d'obbligo premettere che il servizio sanitario,
rientrando nelle competenze specifiche delle Regioni, eroga prestazioni e
dispone di strutture che dipendono direttamente dalla disponibilità e dalle scelte politiche regionali; non crediamo di
commettere blasfemia o di cadere in facile demagogia nel definire le scelte
operate negli ultimi anni scellerate e fallimentari, anche perchè bilanci e deficit miliardari sono ormai noti a tutti e
individuarne le cause negli immensi sprechi e nella cura di interessi
particolari, soprattutto in ambito sanitario, è oramai tanto scontato quanto documentato.
Le spese che la Regione Lazio sostiene per la voce Sanità rappresentano circa l'80% dell'intero bilancio regionale
e, con il Decreto 80 varato dalla Giunta Polverini in vigore dall'ottobre 2010,
concernente il riordino della rete ospedaliera pubblica, quelli che erano stati
proclamati come provvedimenti volti ad eliminare gli sprechi della sanità pubblica sono diventati fendenti di scure ai servizi
erogati ai cittadini e alla qualità delle prestazioni
mediche. Tanto per citarne alcuni, tagli e precarizzazione del personale medico
ed infermieristico, tagli di posti letto, depotenziamento accorpamento e
trasferimento di interi reparti ospedalieri.
Tali misure hanno investito in toto l'Ospedale di
Anzio-Nettuno riducendo in maniera drastica le funzionalità dell'intera struttura che, elemento da non
sottovalutare, ad oggi serve un bacino di potenziali pazienti che supera
ampiamente le 100mila unità ed arriva, nei picchi
estivi, a raggiungere le 140/150mila persone presenti sul territorio;
funzionalità che invece dopo la
trentennale sospirata attesa dell'apertura del Padiglione Faina avrebbero
potuto raggiungere i livelli di adeguatezza medica necessaria ai cittadini di
Anzio e Nettuno.
Prima tra le cause di disservizio è la mancanza di personale, medico e
infermieristico, che riveste i toni dell'emergenza a ridosso dell'estate, in visione
delle ferie estive che, inutile ricordarlo, sono un diritto dei lavoratori.
Il reparto di
Ginecologia ed Ostetricia con una media di circa 800 parti all'anno, ha solo tre
ostetriche turniste, in grado cioè di effettuare turni di notte. All'inizio dell'estate
si e' sfiorata la chiusura del reparto causa ferie estive, sventata solo
dall'arrivo di personale da altri poli
ospedalieri della ASL RMH. Ora che il personale e' rientrato nelle sedi di
appartenenza il problema esploderà nuovamente in tutta la
sua gravita'.
Stessa situazione ha riguardato il reparto di Pediatria, che addirittura è rimasto chiuso per l'intera stagione estiva ed è stato riaperto solo pochi giorni fa, causa mancanza di
personale per le ferie estive.
In Cardiologia non va meglio: dopo un
lungo periodo sono stati finalmente riaperti gli ambulatori cardiologici e
quelli dei PMK seppur a mezzo servizio. Gli ambulatori di eco-cardio e test
ergometrici restano chiusi. Inoltre, dei 9 medici in servizio tre sono precari
a tempo determinato da 7, 5 e 3 anni con l'incognita del rinnovo del contratto
ogni 31 di dicembre!
Il reparto di
Otorino-Laringoiatria è stato accorpato con
quello di Chirurgia per mancanza di
infermieri, con una perdita di produttività notevole, soprattutto
per l'otorino che da 8 posti letto scende a 6.
Il reparto di Ortopedia
e Traumatologia non ha un numero sufficiente di ortopedici per comporre
una guardia attiva notturna, per cui gli ortopedici di notte diventano
reperibili, situazione questa che soprattutto in estate con l'aumento delle
patologie traumatiche, si traduce in un importante sovraccarico per il Pronto
Soccorso. E appunto tra le criticità più pressanti annoveriamo il Pronto Soccorso dove, da una media di 80-100 accessi del periodo
invernale, passiamo a quasi 200 nel periodo estivo. Comprensibile come, senza
un potenziamento del personale proprio nel periodo di maggior sovraccarico
lavorativo anche causa ferie estive, si raggiungano livelli di criticità notevoli, che spesso sfociano in un malessere generalizzato
sia da parte dell'utenza (costretta alle lunghe attese) che del personale
medico e paramedico.
Abbiamo detto della mancanza di personale, ma non
dobbiamo anche dimenticare che molto di questo personale, sia medico che
infermieristico, e' precario e lavora con contratti a scadenza di 6 mesi. Gli
infermieri spesso operano come “tappabuchi” con trasferimenti di reparto in reparto e considerando
quanto in medicina la specializzazione e l'esperienza in determinati campi sia
salvifica e garantisca l'accortezza delle cure necessarie, questo vagare
provoca un impoverimento professionale di cui a farne le spese, in termini di
qualità e prontezza
dell'assistenza, non può che esserne il
paziente.
Secondo, i tagli dei posti letto. In Pediatria all'inizio del 2011 vennero
tagliati sette posti letto: 5 posti di rianimazione neonatale che vennero
riassegnati a Genzano e due posti letto di pediatria che
"teoricamente" divennero OBI ossia posti di osservazione breve in PS.
Peccato che l'OBI pediatrico non venne mai attivato se non sulla carta, per
mancanza di personale pediatrico sia medico che infermieristico da dislocare in
PS. Pertanto ad oggi, quando e' aperta, la pediatria si trova con sette unità in meno. Con l'accorpamento di Chirurgia ed Otorino
causa carenza personale, si e' ottenuta una diminuzione di 2 posti letto per
l'otorino e 6 posti letto per la chirurgia. Il taglio dei posti letto diviene
una misura indispensabile per tamponare la cronica carenza di personale
infermieristico in reparti come la Medicina Generale soggetti ad un incremento
esponenziale dell'attività di ricovero (oltreché ad un aumento dei tempi di degenza), dovuto ad un
aumento della vita media.
Terzo il depotenziamento, l'accorpamento e
il traferimento dei reparti. Oltre all'accorpamento di Otorino e Chirurgia, le misure correzionali che hanno destato più preoccupazione e tuttora creano disagi per gestire con
tempestività le situazioni
d'urgenza ed emergenza che la natura specifica del loro campo d'intervento
richiede, riguardano il reparto di Endoscopia, il Centro Trasfusionale e
ultimo, ma non ultimo il Centralino.
L'Endoscopia ad oggi lavora dal
lunedì al venerdì e dalle 8 alle 14 trattando prevalentemente pazienti
programmati. Eventuali urgenze possono essere trattate presso l'ospedale di
Anzio in questo intervallo di tempo o comunque entro le prime ore del
pomeriggio. Le urgenze che giungono fuori da questi orari vengono ormai
trattate solo ad Albano. Fino alla primavera scorsa infatti, almeno nei fine
settimana era attiva una pronta reperibilità del personale dell'Endoscopia del nosocomio anziate che
garantiva il trattamento immediato delle urgenze. Questo servizio e' stato
ridimensionato per cui ad oggi, qualsivoglia urgenza fuori dall'orario sopra
menzionato, deve essere trasportata ad Albano.
E' utile ricordare che le urgenze relative all'endoscopia possono
rilevarsi spesso drammatiche rientrando quasi sempre nel quadro nosologico
delle emorragie acute.
Il Centro
Trasfusionale, grazie al Decreto 80, è stato accorpato a quello di Velletri e al momento è attivo solo parzialmente essendo operativo dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14, dopo che lo scorso anno ha
rischiato di venire chiuso e interamente trasferito. Qualora oggi, occorra del
sangue dopo le h 14 e' il medico stesso che si preoccupa di procurarselo avendo
a disposizione due possibilità: rivolgersi a Velletri
oppure trasfondere il paziente con sangue cosiddetto "universale" (0
negativo) conservato in numero congruo presso una piccola emoteca nel reparto
di ginecologia. La scelta della metodologia e' basata sulla maggiore o minore
urgenza della trasfusione. Infatti, se il medico ritiene di avere un lasso di
tempo sufficiente per rivolgersi a Velletri dovrà come prima cosa effettuare un prelievo al paziente,
prelievo che dovrà essere spedito a
Velletri per determinare prima il gruppo sanguigno. Sarà quindi necessario rintracciare l'autista che si occupa
del trasporto, autista che potrebbe già trovarsi a Velletri
per altre urgenze ematologiche, nel qual caso bisognerebbe attenderne il
rientro in sede. Il prelievo viene quindi preso in custodia dall'autista,
trasportato a Velletri, insieme alla richiesta di sangue e/o emoderivati
compilata dal medico; a Velletri viene stabilito il gruppo sanguigno e vengono
consegnate le sacche richieste all'autista che a quel punto provvederà a trasportarle nuovamente ad Anzio. E' facilmente
comprensibile come questa metodica non rappresenti la "prima scelta"
in una situazione di reale urgenza come un'emorragia acuta poichè i tempi sono troppo dilatati. Senza tener conto che in
un percorso terapeutico così lungo l'obiettività clinica può modificarsi
drasticamente rendendo necessario ripiegare su altro iter terapeutico, quale
appunto quello di somministrare sangue "universale" (0 negativo),
strada questa che pur se risolutiva per taluni versi, porta con se delle
problematiche insidiose quali quelle della "sensibilizzazione" o
del depauperamento delle scorte di
emazie 0 negativo. E pensare che poco più di un anno fa la
"riorganizzazione" del Centro Trasfusionale era stata presentata ai
cittadini come una sorta di rivoluzione tecnologica con l'introduzione di
"un moderno sistema di telemedicina" che avrebbe garantito il
collegamento telematico all'Ospedale di Velletri provvedendo al trasporto e alla fornitura del
sangue occorrente. In realta' al momento per "telemedicina" si
intende solo un medico di Anzio che contatta telefonicamente prima l'autista
dedicato, poi il SIMT di Velletri; esegue il prelievo e prepara la richiesta;
spedisce entrambi a Velletri con l'autista, attende il ritorno delle emazie e
finalmente potrà trasfondere il
paziente. Insomma, allo stato attuale, con telemedicina si intende una
autovettura "Fiat Fiorino" che fa la spola fra Anzio e Velletri!
Infine dobbiamo ricordare la "silenziosa
smobilitazione" del Centralino di Anzio accorpato con Albano ormai più di due anni fa il cui personale è stato reimpiegato in vari modi e con notevoli difficoltà. La mancanza del
Centralino ha comportato notevoli disagi per il personale, soprattutto quando
la gestione e' migrata ad Albano, causa la scarsa conoscenza dei servizi attivi
sul territorio e delle figure professionali esercitanti. E' infatti indubbio
che un ospedale che basa buona parte dell'attività su un servizio di pronta reperibilità notturna (otorini, ortopedici, nefrologi, chirurghi,
ginecologi, cardiologi, medici di Pronto Soccorso) abbia necessità di un centralino in situ, che sia a stretto contatto con
le figure professionali che di fatto gestisce, allerta e contatta.
In un quadro simile è necessario ricordare
che l'Ospedale di Anzio con il suo Pronto Soccorso è accreditato come D.E.A. (Dipartimento di Emergenza
Urgenza e Accettazione) di I° livello, ed in quanto
tale, come cita il Ministero della Salute, deve garantire oltre alle prestazioni
di Pronto Soccorso anche le funzioni di osservazione e breve degenza (OBI), di
Rianimazione, e deve inoltre garantire interventi diagnostico-terapeutici di
medicina generale, chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, cardiologia
con UTIC (Unità di Terapia Intensiva
Cardiologica); inoltre debbono essere assicurate prestazioni di laboratorio di
analisi, di diagnostica per immagini e trasfusionali.
La definizione di DEA di primo livello così come fornita dal Ministero della Salute, aprirebbe, a
voler meglio guardare scenari inquietanti circa il nosocomio anziate, riguardo
al quale e' lecito chiedersi se i requisiti
richiesti siano effettivamente in essere. Allo stato attuale infatti
manca ancora un' Osservazione Breve e tutti gli altri servizi richiesti sono
concretamente a "mezzo servizio"essendo stati impoveriti, privati
delle necessarie risorse umane o accorpati con altre strutture analoghe di
altri nosocomi della ASL RMH.
Alcune delle considerazioni che si possono fare
riguardano sicuramente l'ingente mole di sprechi che contraddistinguono il
mondo della sanità pubblica ma che alla
luce dei fatti si traducono in accomodanti tagli di servizi ai cittadini
piuttosto che in proficui prelievi di risorse dalle “zone grigie” da destinare se non al
rafforzamento almeno al mantenimento dei livelli prestazionali. Senza dover
ragionare troppo con logiche regionali alcune delle risorse che vengono già impegnate sul territorio potrebbero essere traslate
senza creare troppi disagi. Ad esempio la struttura di Villa Albani, per alcune
funzioni costituisce, di fatto, un doppione dell'Ospedale di Anzio, le cui
competenze potrebbero benissimo essere prese in carico dalla struttura
ospedaliera che grazie all'odierna agibilità del padiglione Faina dispone dei locali e
dell'adeguatezza per farsene carico. Oppure le risorse investite in un progetto
chiamato “Ambulatori Med”, che prevede la disponibilità di medici di base, previo pagamento ticket (25euro), ad
occuparsi delle visite di Pronto Soccorso con codici bianco o verde all'interno
dei locali ospedalieri, senza peraltro alleggerire di lavoro il personale
medico pubblico dato che il medico di base non ha le autorizzazioni ad
effettuare esami diagnostici-terapeutici. Ci si chiede quindi perchè pagare un ticket per la stessa prestazione medica che si
può avere gratis dal proprio medico di
base e perchè si impegnino risorse
pubbliche per pagare lo stesso medico per l'erogazione di quelle prestazioni in
ospedale. O ancora, le convenzioni con cliniche private che nonostante siano
pagate dal privato cittadino si appoggiano per alcuni tipi di intervento alla
struttura ospedaliera pubblica impegnandone le risorse strutturali e il
personale medico e infermieristico.
L'analisi sin qui compiuta evidenzia una mal celata regia
della Regione Lazio indirizzata verso il progressivo impoverimento dei servizi
sanitari di Anzio in favore delle strutture dei Castelli Romani. Un fatto
quantomeno singolare e' che la disaffezione in ambito sanitario per il nostro
territorio abbia coinciso, nei tempi, con il favore della Polverini verso il
"nuovo" porto.
Certamente si tratta di una mera coincidenza, dal momento
che, se cosi' non fosse, sarebbe lecito pensare che una certa parte
istituzionale sia stata costretta a barattare per interessi di "concessione" la salute dei
cittadini.
Gruppo Idv di Anzio
Valerio Pollastrini Sindaco
